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San Giovanni Paolo II

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La forza del sangue, testimonianza di San Giovanni Paolo II

CRONACA DELLA RELIQUIA ITINERANTE


«Grazie a Dio! È la parola che più frequentemente ho sentito in questo anno, il primo dopo la beatificazione. La gente percepisce quell’evento come un dono di Dio, come un segno della benevolenza Divina, traccia della presenza di Dio in mezzo al Suo popolo». 
Il Postulatore Mons. Slawomir Oder ci confida le sue emozioni provate durante vari incontri di preghiera, conferenze e ritiri: un viaggio immerso nei cuori e nelle menti dei fedeli  che hanno potuto manifestare il loro amore venerando e contemplando la reliquia contenente il sangue dell’amato  Santo Padre.
Mons. Oder  che percezione ha avuto di questo primo anno dopo la beatificazione di Giovanni Paolo II? Nel corso di questo anno ho avuto la possibilità di visitare molti luoghi. Invitato soprattutto, in occasioni principali a parlare del Beato. In alcune circostanze il motivo è stato quello di accompagnare e consegnare alle comunità locali la reliquia di Giovanni Paolo II. Quasi subito dopo la beatificazione, infatti, è sorto spontaneamente un enorme movimento spirituale legato alla venerazione della reliquia del Beato. 
Divenuta simbolo di speranza e amore, come nasce l’importante reliquia?
L’ultimo giorno della sua vita terrena, gli fu prelevato del sangue in vista di eventuali altre cure con le quali si sperava potergli recare qualche giovamento. Dio ha disposto diversamente e quel sangue, quasi come il segno visibile del suo amore per Cristo e per la Sua Chiesa, è venerato in mezzo a noi. Il giorno della Beatificazione fu portato processionalmente per la venerazione del popolo di Dio e quasi all’indomani di quell’evento, è stato racchiuso in un reliquario in forma di libro, ideato e realizzato dal M° Carlo Balljana, chiamato scultore del vento. Infatti tutte le sue opere sono piene di movimento e di espressività perché fermano in un momento come per incanto il soffio del vento.
Come avvenne quel giorno di sei anni fa…
Anche il reliquario infatti, richiamando il libro dell’evangeliario, sfogliato sulla bara del Pontefice il giorno dei funerali, sembra per un attimo fermare quel soffio per sprigionarlo con le nuove forze di eloquenza di quel sangue, racchiuso ora nell’ampolla di cristallo e incastrato all’interno del libro, sotto le ombre della croce. Quel sangue continua a gridare: “Nolite timere!”. Non abbiate paura! Quel sangue continua a testimoniare la forza della parola con la quale Karol Wojty
ła ha risposto a Cristo con il suo “eccomi”!
La parola del Santo Padre, a un anno dalla sua beatificazione, ha continuato a essere testimonianza del suo amore e dei suoi insegnamenti. Mons. Oder, Lei che ha seguito da vicino gli spostamenti della reliquia, ci parli di questa nuova “Pellegrinatio”.
La forza del suo dinamismo e del suo entusiasmo evangelizzatore non poteva rimanere ferma. La prima tappa del pellegrinaggio del sangue fu Madrid dove il Beato Giovanni Paolo II fu presente nella sua reliquia durante la Giornata Mondiale della Gioventù.
La tappa successiva fu il Messico, il primo paese che Egli ha visitato durante il Pontificato. Da settembre a dicembre la reliquia del sangue ha visitato tutte le diocesi del paese martoriato dalla guerra contro le bande dei narcotrafficanti. La gente percepiva quell’evento come la sesta visita del Papa! Le lacrime di gioia e di commozione, i gesti di pietà mostravano il desiderio di ascoltare nuovamente le parole del suo insegnamento. Ci sono state tante consolazioni e ottenute tante grazie.
Dopo ci fu la Colombia, anch’essa stretta dalla morsa della violenza e dalle sofferenze degli innocenti, dal dolore delle vittime del terrorismo e dell’odio gratuito. La presenza della reliquia del sangue è stata, in quel luogo, un forte richiamo alla scoperta  della profonda partecipazione di Cristo al dolore del mondo e di ogni uomo; è stato un invito al perdono e un grido alla Misericordia  per porre fine e limite alla iniquità umana.
Poi da ultimo la reliquia ha fatto tappa in Nigeria.
Si la Nigeria è stato il terzo Paese che ha ospitato la reliquia itinerante. Un paese, dove la comunità cristiana, perseguitata dall’odio dei fanatici, si stringe ai piedi del Crocifisso. La presenza della reliquia è segno di vicinanza e di solidarietà. Anche a questi fratelli nella fede, il Beato ripete “Non abbiate paura”! L’occasione prossima di questa visita è stata la consacrazione del monastero contemplativo “Mater Ecclesiae”, voluto a Lagos dal suo vescovo, il cardinale Okogie, sull’esempio del Papa Giovanni Paolo II, che voleva in Vaticano la presenza delle monache contemplative per sostenere la sua missione. Come il sangue parte dal cuore per portare le forze vitali alle membra di tutto il corpo, così dal giorno della consacrazione del monastero, la reliquia è partita in pellegrinaggio all’interno della diocesi di Lagos e delle diocesi limitrofe per portare il messaggio di consolazione, di pace e riconciliazione.
Come descriverebbe il rapporto dei fedeli con Giovanni Paolo II?
Contemporaneamente con i pellegrinaggi delle reliquie, i pellegrini continuano in migliaia  ad affluire ogni giorno alla tomba del Beato. E’ un momento di incontro con una persona cara, vicina, amata. “Padre, Zio, Nonno, Fratello e Amico” sono gli appellativi che più frequentemente sono presenti nelle lettere che continuano ad arrivare all’ufficio della Postulazione. Così percepivano la sua presenza quando era fra noi, così percepiscono la sua vicinanza dall’alto. Durante la vita, i suoi viaggi apostolici erano segni di pace e di amore! E ancora oggi è la “materializzazione” dell’Amore di Colui che è Amore per eccellenza. Amore eterno perché eterno è Dio-Amore! I santi come capolavori del Divino Maestro sono frutto di quell’Amore Eterno. Sono il segno della presenza dell’Emmanuele. Grazie a Dio per avercelo dato! Grazie a Te, Magnifico Incisore di Santi “perché da un tronco di tiglio scolpisti una forma robusta”: San Giovanni Paolo II.


 

 

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